Perché ho iniziato a scrivere i miei sogni
Per anni ho pensato che dimenticare i sogni fosse normale.
Mi svegliavo con un'immagine, una sensazione, a volte una frase intera — e nel tempo che ci vuole per fare il caffè, era già svanita.
Poi ho iniziato a tenere un diario dei sogni.
Non per interpretarli. Non per cercare significati nascosti o messaggi dall'inconscio. Ma per conservare tracce. Come si fa con le fotografie: non servono a spiegare la vita, servono a ricordarci che l'abbiamo attraversata.
Col tempo ho capito una cosa: i sogni non chiedono di essere capiti. Chiedono solo di essere annotati.
Bastano pochi minuti al mattino, prima che il giorno prenda velocità. Una parola. Un'emozione. Il nome di un posto che non esiste.
Ho creato un template da stampare per iniziare — una pagina A4 con i campi essenziali, niente di complicato. Lo trovi qui sotto, gratis.
Se lo usi, scrivimi. Sono curiosa di sapere cosa trovi.
— S.
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