Lezioni di poesia — Episodio 5: Le forme del male di vivere
Spesso il male di vivere ho incontrato. Non cercato. Non sconfitto. Incontrato — come si incontra qualcuno per strada, come si trova una porta chiusa dove pensavamo di poter passare.
Questa è la poesia di Eugenio Montale che guida il quinto episodio di Lezioni di poesia. Otto versi che contengono un'intera filosofia del dolore.
Il male di vivere — Montale
Spesso il male di vivere ho incontrato: / era il rivo strozzato che gorgoglia, / era l'incartocciarsi della foglia / riarsa, era il cavallo stramazzato. / Bene non seppi, fuori del prodigio / che schiude la divina Indifferenza: / era la statua nella sonnolenza / del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
A colpire è soprattutto quel verbo: incontrato. Il dolore raramente si presenta con il proprio nome. A volte si nasconde nei gesti che non facciamo più, nelle stanze che evitiamo, nelle parole che continuiamo a rimandare. Montale lo riconosce nelle cose: in un rivo che non riesce a scorrere, in una foglia che si accartoccia, in un cavallo caduto.
Leopardi, Dickinson, Szymborska
Leopardi, prima di Montale, aveva scritto che la vita è male. Eppure, quando penso a Leopardi, non penso soltanto al pessimismo che ci hanno insegnato a scuola. Penso a un uomo che guarda la sofferenza e si domanda se proprio quella fragilità condivisa non possa renderci meno soli.
Penso poi a Emily Dickinson, al modo preciso e quasi silenzioso con cui osserva il dolore. Quel momento in cui, fuori, non è accaduto niente di nuovo, eppure dentro di noi il mondo ha cambiato disposizione.
E penso a Wisława Szymborska, capace di restare davanti alle cose senza fingere che esista una risposta definitiva. Qualche volta persino con ironia. Perché l'ironia può essere il piccolo spazio che ci permette di respirargli accanto.
La divina Indifferenza — e il suo contrario
Montale trova una tregua nella divina Indifferenza: nella statua immobile, nella nuvola, nel falco sollevato sopra ogni cosa. Io, però, non so se desidero davvero diventare indifferente.
Ci sono stati momenti in cui avrei voluto sentire meno. Ma forse sentire meno avrebbe significato anche amare meno. Forse il contrario dell'indifferenza non è la sofferenza. Forse è la presenza.
The Sound of Silence — Disturbed
C'è una canzone che associo a questa sensazione: The Sound of Silence, nella versione dei Disturbed. Comincia quasi trattenuta, poi cresce, si tende, diventa un'onda potente. Come se tutto ciò che il silenzio non è riuscito a contenere trovasse finalmente una voce.
Il silenzio, a volte, non è pace e non è nemmeno indifferenza: è lo spazio nel quale rischiamo di non raggiungerci più.
La domanda di oggi
Quando incontrate il vostro male di vivere, cercate il silenzio per proteggervi oppure una voce capace di attraversarlo? Non dovete rispondere ad alta voce. Portatela con voi. Lasciate che vi faccia compagnia.
S.





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