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Lezioni di poesia — Episodio 7: E se disobbedissi?

6 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

C'è una voce dentro che non smette di fare domande. Non le domande che ci insegnano a fare — quelle educate, ragionevoli, ammesse. Le altre. Le domande che ci mettono in imbarazzo, che salgono di notte, che non sappiamo a chi portare.

E se disobbedissi?

Il settimo episodio di Lezioni di poesia parte da qui. Da quella domanda piccola e enormemente sovversiva. Con Emily Dickinson, Walt Whitman e Minority dei Green Day in sottofondo.

La disobbedienza come atto poetico

Disobbedire non significa ribellarsi al mondo. Significa, spesso, smettere di obbedire a quella versione di sé che si è costruita per sopravvivere. La poesia lo sa da sempre. I poeti che disobbedivano erano quelli che scrivevano in minuscolo quando tutti usavano le maiuscole, che usavano il verso libero quando era vietato, che dicevano io quando la lirica chiedeva di sparire.

La disobbedienza, in poesia, è una forma di fedeltà. A qualcosa di più profondo delle regole.

Emily Dickinson: la stanza come resistenza

Emily Dickinson non usciva di casa. Non pubblicava — o quasi. Scriveva su foglietti, li cuciva insieme, li lasciava nei cassetti. Dalla distanza di quasi due secoli potremmo leggerlo come ritiro, come rinuncia.

Ma la stanza di Dickinson era un atto di disobbedienza radicale. Non pubblicare, nel suo tempo, significava non consegnarsi alle regole di chi avrebbe dovuto correggere, ammorbidire, rendere accettabile. Significava restare intera.

I'm Nobody! Who are you? / Are you – Nobody – too?

Nessuno, in Dickinson, è una scelta. Non una sconfitta.

Walt Whitman: il sé plurale

Dall'altra parte, Whitman. Tutto il contrario: espansione, voce amplificata, il corpo, la folla, il continente intero dentro un verso. Whitman urla quello che Dickinson sussurra dal cassetto — e anche quello è disobbedienza.

In Song of Myself scrive una delle frasi più liberatorie della letteratura in lingua inglese:

Do I contradict myself? / Very well then I contradict myself, / (I am large, I contain multitudes.)

Mi contraddico. Bene. Sono grande, contengo moltitudini. È una dichiarazione di indipendenza dall'obbligo di essere coerenti, lineari, spiegabili. È il permesso di cambiare.

Minority dei Green Day: la minoranza che ha ragione

La colonna sonora di questo episodio è Minority, uscita nel 2000. Non è una canzone sulla ribellione generica, quella da poster. È una canzone sull'orgoglio di non adattarsi. Sul fatto che stare in minoranza, alle volte, significa semplicemente aver capito qualcosa prima degli altri.

I want to be the minority / I don't need your authority. Non si chiede il permesso. Non si aspetta di essere legittimati. Si sceglie.

Ascolta l'episodio

Il settimo episodio di Lezioni di poesia è disponibile su Spotify:



Anche la poesia, come tutto quello che vale, richiede una piccola disobbedienza. Il coraggio di restare con una parola scomoda finché non dice la cosa giusta.

S.

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