Il Ritorno delle Lupe: archetipi femminili dal mito al palcoscenico

C'è una figura che attraversa la cultura mediterranea da millenni senza mai davvero sparire. La si ritrova nel mito fondativo di Roma — nutrice, selvatica, necessaria — e la si ritrova ancora oggi, nei margini delle narrazioni che il teatro e la letteratura faticano ancora a contenere.
La lupa.
Uno degli archetipi femminili più potenti.
Non come insulto, non come metafora riduttiva. Come archetipo: una forma del femminile che non si lascia addomesticare, che porta in sé la contraddizione tra il prendersi cura e l'essere temuta, tra il nutrimento e il pericolo percepito.
Questo episodio bonus di Lezioni di poesia nasce da un progetto teatrale e di ricerca — Il Ritorno delle Lupe — che ha provato a tracciare un filo conduttore tra le narrazioni antiche e le drammaturgie contemporanee. Un filo che non si spezza, perché la struttura è sempre la stessa: il femminile non addomesticato viene marginalizzato, poi dimenticato, poi riscoperto come necessario.
Il corpo, la voce, il gesto che riconquistano lo spazio scenico non sono solo atti teatrali. Sono atti di riappropriazione narrativa. Storie di resistenza che attraversano secoli e tornano sul palco perché qualcosa in esse continua a essere urgente.
Ascoltare questi archetipi significa anche fare una domanda a sé stessi: cosa ho addomesticato in me che forse non andava addomesticato? Qual è la parte selvaggia che ho imparato a tenere a bada, e a quale costo?
La poesia, in questo episodio, è il terreno su cui queste domande trovano forma. Non risponde — accompagna.
La domanda con cui ti lascio:
Quale parte di te hai dovuto rendere più silenziosa per stare al mondo — e cosa succederebbe se la lasciassi parlare?
S.
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